Il commento di Craig Tiley sulla questione privacy, tema fortemente discusso in questi Australian Open
È sicuramente l’argomento di questi Australian Open. È nato tutto dopo il match di Gauff-Svitolina, con la tennista statunitense che dopo la brutta sconfitta rimediata ha sfogato la sua frustrazione con la racchetta rientrando negli spogliatoi. Per sua sfortuna, però, è stata ripresa e le immagini sono da subito diventate rivali. Tanti tennisti, tra cui Iga Swiatek, hanno empatizzato con lei e Novak Djokovic ha ripercorso le sue stesse parole di sette anni fa, quando disse che con tutte quelle telecamere era come vivere nel “Grande Fratello”. La questione è subito diventata virale: i tennisti hanno poca privacy? Sull’argomento è intervenuto allora Craig Tiley, il direttore dello Slam australiano.
”Vogliamo che i giocatori siano a loro agio, ma anche avvicinare i fan”
Se da un lato ha fatto trasparire la volontà di accontentare i giocatori, dall’altro l’executive sudafricano ha lasciato anche intendere che le telecamere sono un modo per rendere più partecipi i tifosi. “Vogliamo ascoltare i giocatori e faremo degli aggiustamenti, ma camminiamo su un filo sottile. Da un lato vogliamo che siano a loro agio. Dall’altro vogliamo avvicinare i fan, così aumenta l’amore che hanno per loro”.
Tiley ha commentato anche l’esistenza dei luoghi senza telecamere. “Nelle stanze dedicate al recupero non ci sono telecamere, e nemmeno nelle stanze dei coach o dei giocatori. Sono presenti solo nelle aree relative ai campi da gioco”.



