Alla vigilia della nona edizione a Londra, Tony Godsick e Steve Zacks fanno il punto sul presente e sul futuro della Laver Cup: dalle nuove sedi alla crescita dell’evento, passando per Los Angeles 2027 e il possibile futuro da capitano di Roger Federer
La Laver Cup torna a Londra per la sua nona edizione e lo fa con uno sguardo rivolto anche al futuro. Alla vigilia dell’appuntamento alla O2 Arena, Tony Godsick, presidente della manifestazione, e Steve Zacks, CEO della Laver Cup, hanno incontrato la stampa per fare il punto sulla crescita dell’evento, sul rapporto con i giocatori e sulle prossime tappe di un torneo che si prepara a entrare nel suo decimo anno di vita.
Il ritorno alla O2 Arena ha anche un significato particolare. È la prima volta che la Laver Cup torna nella stessa struttura e proprio qui, nel 2022, Roger Federer aveva giocato la sua ultima partita prima del ritiro. Per Godsick, il percorso compiuto dalla manifestazione è andato oltre le aspettative iniziali:
“Di sicuro abbiamo superato completamente le nostre aspettative. Non avevamo davvero idea di cosa stessimo creando quando abbiamo lanciato la Laver Cup. Sapevamo che la gente avrebbe comprato i biglietti per venire a vederci perché avevamo in campo le più grandi stelle del mondo, ma non avevamo alcuna idea se il formato avrebbe funzionato, se agli sponsor sarebbe piaciuto, se i tifosi sarebbero tornati. Ed eccoci qui, alla nostra nona edizione, di nuovo alla O2 Arena. Siamo entusiasti di dove siamo arrivati, di ciò che l’evento rappresenta oggi e della direzione in cui sta andando“.
Zacks ha invece sottolineato quanto il ritorno nella capitale britannica sia stato facilitato dalla conoscenza dell’impianto e dall’esperienza maturata nella prima edizione londinese. La familiarità con la struttura permette infatti all’organizzazione di concentrarsi sui dettagli e sull’evoluzione dello spettacolo:
“Sì, beh, è fantastico essere qui. Abbiamo una splendida partnership con AEG fin dalla prima Laver Cup tenutasi a Londra nel 2022. Conosciamo benissimo la struttura. Abbiamo imparato molto in quell’anno, ma allo stesso tempo possiamo migliorare quello che stiamo facendo, ed è tutto così familiare. Ci sappiamo orientare perfettamente. Lo staff ci conosce. Il processo di allestimento è stato facilissimo.Come sai, trasformiamo l’arena in modo piuttosto significativo. Questo è uno degli impianti più grandi al mondo. Al contempo, è una vetrina eccezionale per la Laver Cup e siamo in grado di insediarci e allestire il tutto molto rapidamente“.
Il rapporto con i giocatori e una competizione diversa
Uno dei punti centrali della crescita della Laver Cup è il rapporto costruito con i protagonisti del circuito. L’evento, infatti, propone ai giocatori un’esperienza molto diversa da quella dei normali tornei: per alcuni giorni, avversari abituali diventano compagni di squadra e condividono spogliatoi, strategie e momenti fuori dal campo.
Godsick ha raccontato proprio questa particolare dimensione, citando anche le parole di Carlos Alcaraz e la sensazione di divertimento che molti giocatori associano alla manifestazione:
“Ieri ho letto la trascrizione della conferenza stampa di Carlos Alcaraz, ed è stato lui stesso a dirlo. Questo evento gli trasmette gioia, gli riporta la gioia di giocare a tennis. Penso che ognuno giochi per un motivo diverso. Credo che ovviamente una delle cose più importanti sia che i rivali diventano compagni di squadra. Non esiste un’altra piattaforma nel tennis in cui abbiano il pretesto di stare nella stessa squadra con persone contro cui lottano per 51 settimane all’anno. Quindi penso che questo sia uno degli elementi che crea legami.
Penso che alla gente piaccia la competizione, piaccia dove siamo stati, piacciano gli impianti. Questi giocatori non hanno l’opportunità di giocare in certe arene, come Carlos Alcaraz, che prima d’ora non ha mai giocato alla O2 Arena. Questa è un’altra cosa di cui parliamo io e Steve. L’anno prossimo saremo all’Intuit Dome. Quindi forse anche questo è un altro motivo. Le persone giocano per motivi diversi, e se li ascolti in conferenza stampa, molti di loro hanno motivazioni differenti, ma penso che la presentazione dell’evento, il cameratismo, siano aspetti di cui sento parlare molto“.
A questa componente più legata all’esperienza si aggiunge però quella competitiva. Per Zacks, una volta entrati in campo i giocatori affrontano la Laver Cup con un approccio tutt’altro che rilassato, anche perché la pressione cambia quando si è chiamati a vincere per una squadra e non soltanto per se stessi:
“Aggiungerei che, sebbene parliamo di tutti gli elementi di qualità che spingono questi giocatori a venire a giocare, quando arrivano qui, arrivano per competere. Abbiamo imparato da tutti loro che c’è un tipo di pressione diverso rispetto a quando competono per se stessi. Gareggiano per i loro compagni di squadra, per un tipo come Andre Agassi che vuole vincere a tutti i costi in qualsiasi cosa faccia. È una cosa molto diversa. Non è come ogni altro torneo del circuito, ma in questo torneo c’è un tipo diverso di pressione. Quando metti sei incredibili atleti contro altri sei per un unico premio, fanno davvero sul serio“.
La Laver Cup guarda oltre Londra
La crescita della manifestazione ha cambiato anche il rapporto con le città interessate a ospitarla. Se nei primi anni era l’organizzazione a cercare nuove arene e nuovi mercati, oggi sono sempre più numerose le realtà che si propongono per accogliere la Laver Cup. Godsick ha spiegato come questo cambiamento stia aprendo una fase di riflessione sulle prossime destinazioni:
“Vi dirò cosa è cambiato: prima dovevamo bussare alle porte di tutte queste arene in giro per il mondo e chiedere: “Possiamo venire?”. Ora è alla porta di Steve che bussano persone dicendo: “Vorremmo che veniste”, e in questo caso: “Vorremmo che tornaste”. Ci avviciniamo al nostro decimo anno e stiamo valutando tutte le opzioni su dove andare in futuro, su come assicurarci di modernizzare ciò che stiamo facendo. Ma, sapete, penso che questo sia un buon momento per noi per fare un passo indietro ed esaminare dove siamo stati e dove vogliamo andare. Mentre valutiamo dove andare dopo Los Angeles, abbiamo una quantità enorme di opzioni e le stiamo soppesando“.
La prossima tappa, intanto, è già definita. Nel 2027 la Laver Cup festeggerà il decimo anniversario a Los Angeles, all’Intuit Dome, la nuova casa dei Los Angeles Clippers. Zacks ha evidenziato le caratteristiche della struttura e il potenziale di un mercato particolarmente importante per lo sport internazionale:
“Sì, esattamente. La natura del nostro lavoro fa sì che in questo momento siamo concentrati al 100% su Londra 2026, ma di certo abbiamo perlustrato lo spazio. Ovviamente non avremmo mai stretto un accordo se non avessimo fatto le opportune verifiche. L‘Intuit Dome è una delle strutture più innovative, nuove e premiate, è altamente digitale. È progettato per l’esperienza dei tifosi, molto più verticale. E ci aspettiamo una grande partecipazione da parte dell’intera industria dello spettacolo“.
Per Godsick, la scelta di Los Angeles arriva inoltre in un momento particolarmente significativo per la città californiana, che nei prossimi anni sarà al centro di alcuni dei principali appuntamenti sportivi internazionali:
“Fatemi solo dire una cosa su Los Angeles: è la capitale mondiale dello sport in questo momento. Hanno ospitato partite dei Mondiali di calcio, avuto il Super Bowl. E il sindaco, o meglio, il proprietario dei Golden State Warriors ha detto: “Abbiamo l’NBA All-Star Game, poi abbiamo la Laver Cup e poi il Super Bowl“. Ho detto a Steve: “Sono davvero degli ottimi elementi di contorno in mezzo a cui trovarsi“. E poi la stessa cosa: dopo di noi ci saranno i Giochi di LA28. Quindi c’è un’enorme attenzione verso quel mercato“.
Federer capitano? “Un giorno lo farà”
Tra i temi inevitabili quando si parla del futuro della Laver Cup c’è anche Roger Federer. Il suo legame con la manifestazione è evidente fin dalla nascita del progetto e, secondo Godsick, prima o poi potrebbe arrivare anche il momento in cui l’ex numero uno del mondo assumerà il ruolo di capitano.
Non esiste ancora una data precisa, anche perché Federer alterna l’idea di vivere questa esperienza alla consapevolezza degli impegni familiari e personali. Una cosa, però, sembra certa secondo Godsick: il momento arriverà.
“Allora, Roger un giorno è pronto a fare il capitano e il giorno dopo dice: “Non posso fare il capitano per dieci anni”. Ha quattro figli e un sacco di cose da fare. Quello che posso dirvi è che un giorno farà il capitano, di sicuro. So che dietro le quinte si comporta con me e Steve proprio come un capitano. Non si intromette in ciò che fanno i capitani da quel punto di vista, ma ama questo evento. Potrebbe essere pronto anche domani a fare il capitano. Mi piacerebbe molto vederlo. Stuzzico sempre Roger a riguardo, sarebbe fantastico. Non ci sono regolamenti a riguardo. Quindi vedremo a tempo debito“.
Dalla O2 Arena a Los Angeles, dunque, la Laver Cup continua a costruire il proprio percorso. La nona edizione rappresenta un nuovo capitolo di una manifestazione che, nelle parole dei suoi vertici, ha ormai superato le aspettative con cui era stata concepita e guarda già al prossimo decennio.




