La numero tre del mondo interviene nel suo podcast ‘The Player’s Box’: no categorico al ‘no-ad’ e all’abolizione del let al servizio. E sulle maratone Slam lancia una proposta che farà discutere
Durante una puntata del suo podcast ‘The Player’s Box’, Jessica Pegula si è schierata fermamente contro le recenti proposte di stravolgimento del regolamento, nate con l’obiettivo di velocizzare il gioco e venire incontro alle esigenze televisive.
Il no al “Killer Point”: “Spero non toglieranno mai i vantaggi”
La proposta che trova la più rigida opposizione da parte dell’americana è l’introduzione del punto decisivo (golden point o no-ad) sul punteggio di 40-40, sistema già in vigore nel circuito di doppio. Per Pegula, la regola dei vantaggi resta intoccabile: “Odio l’idea di implementare il punto secco quando si arriva sul 40-40. Spero con tutto il cuore che non perderemo mai l’opzione dei vantaggi.”
La regola del “no-let”? “Semplicemente stupida”
Pegula ha bocciato con la stessa durezza anche l’ipotesi di eliminare il let al servizio – cioè la ripetizione del colpo quando la palla tocca il nastro prima di ricadere nell’area di battuta dell’avversario – giudicandola una modifica illogica e penalizzante per la regolarità del gioco: “Per quanto riguarda l’idea di non ripetere il punto in caso di let sul servizio, la trovo semplicemente stupida. Perché mai dovresti voler vincere un punto in quel modo, solo perché la pallina sfiora il nastro e cade corta appena al di là?”
La proposta sugli Slam e l’enigma Alcaraz-Shelton
Se da un lato rifiuta le scorciatoie regolamentari che snaturano i singoli punti, dall’altro la statunitense riconosce la necessità di contenere le maratone fisiche ed orarie nei tornei del Grande Slam. La sua idea per gli incontri maschili guarda a un cambio di formato per la prima settimana, pur consapevole dei limiti di questa soluzione: “Onestamente non so quale sia la soluzione definitiva. La mia teoria sul formato al meglio dei cinque set è sempre stata quella di far giocare al meglio dei tre nei primi turni, per poi passare al meglio dei cinque a partire dai quarti di finale. Ma questo avrebbe risolto il problema della notte tra Alcaraz e Shelton? Risolverebbe del tutto il problema? No.”
Il riferimento di Pegula è emblematico: il quarto di finale dello US Open tra Carlos Alcaraz e Ben Shelton si è concluso alle 3:33 del mattino con un Arthur Ashe Stadium ormai semi-deserto, dimostrando che anche concentrando i cinque set solo nella seconda settimana il problema delle sessioni notturne rimarrebbe irrisolto.
Se da un lato il CEO della USTA Craig Tiley continua a difendere la presenza di due match nella sessione serale (con inizio alle 19:00 per favorire il pubblico dei lavoratori), dall’altro il tennis continua a dimostrare che quando regala battaglie di cinque ore, l’orologio smette di rispondere a qualsiasi logica di palinsesto.




