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US Open, Gea aveva già lasciato l’hotel: il lucky loser che non riesce più a tornare a casa

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Il ventunenne francese aveva perso nell’ultimo turno delle qualificazioni, poi il forfait di Casper Ruud gli ha riaperto il torneo. Dopo quasi quattro ore e cinque set contro Michael Zheng è arrivato agli ottavi: “Devo vedere se l’hotel ha ancora una stanza. E cambiare di nuovo il volo”

Arthur Gea aveva già fatto il check-out. La valigia era pronta, il volo di ritorno andava sistemato e la sua permanenza a New York sembrava finalmente avere una data di scadenza. Quasi quattro ore e cinque set più tardi, il problema del ventunenne francese è diventato trovare nuovamente un posto dove dormire. Gea ha battuto Michael Zheng ed è agli ottavi dello US Open, torneo nel quale una decina di giorni fa aveva già perso una partita ed era teoricamente eliminato.

La storia comincia infatti nell’ultimo turno delle qualificazioni. Gea perde contro Nishesh Basavareddy e aspetta il sorteggio dei lucky loser, ma inizialmente non viene ripescato. Rimane a New York, continua ad allenarsi e aspetta. Poi Casper Ruud si ritira per un problema alla schiena e libera un posto nel tabellone principale. Gea entra dalla porta che sembrava ormai chiusa, supera Juan Manuel Cerundolo al quinto set, batte Zachary Svajda e sabato si ritrova contro Zheng con in palio un posto nella seconda settimana.

Quasi quattro ore contro Zheng

La partita è tutt’altro che lineare. Gea conquista un primo set durato più di un’ora, perde i due successivi e nel terzo spreca anche un vantaggio importante, lasciando a Zheng cinque game consecutivi. A quel punto è sotto due set a uno, con buona parte del Grandstand schierata naturalmente dalla parte dello statunitense, due volte campione NCAA con Columbia. Gea riesce però a rimettersi in ordine, prende il quarto e nel quinto scappa via definitivamente, chiudendo una battaglia durata poco meno di quattro ore.

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È il risultato più importante della sua giovane carriera e anche un piccolo pezzo di storia dello US Open. Gea è infatti soltanto il secondo lucky loser di cui esista traccia a raggiungere gli ottavi del torneo, dopo Corentin Moutet nel 2022. E qui il tabellone si concede una coincidenza notevole: quattro anni fa Moutet venne eliminato proprio da Casper Ruud, lo stesso giocatore il cui forfait ha permesso a Gea di entrare nel main draw di questa edizione.

Tre voli e tre hotel

Il torneo di Gea, nel frattempo, è diventato anche una piccola battaglia contro le prenotazioni. Nei giorni precedenti aveva raccontato di essere arrivato a New York con una sistemazione economica scelta per le qualificazioni, salvo scoprire che l’hotel era, parole sue, “orribile”. Si era quindi trasferito in un secondo albergo con il suo allenatore, ma le continue proroghe del soggiorno avevano reso necessario un altro trasloco. Tre hotel, mentre anche il volo di ritorno veniva spostato per la terza volta. E a occuparsi delle prenotazioni, ha raccontato, era sempre lui.

Sabato mattina aveva fatto nuovamente il check-out. Poi ha battuto Zheng. Nell’intervista sul campo, quando gli hanno chiesto che cosa avrebbe fatto dopo la vittoria, Gea ha sorriso: “Devo vedere con l’hotel se hanno ancora qualche notte disponibile, perché stamattina ho fatto il check-out. Devo cambiare anche il volo”. E subito dopo ha aggiunto la parte migliore: spera di dover rifare tutto fra due giorni.

In fondo è il genere di seccatura che Gea si è guadagnato partita dopo partita. A gennaio era numero 241 del mondo; allo US Open è arrivato da numero 87, dopo aver conquistato durante l’estate a Los Cabos il primo titolo ATP della carriera battendo Denis Shapovalov in finale. All’Australian Open aveva già ottenuto la prima vittoria Slam eliminando Jiri Lehecka. A New York, però, non aveva mai giocato neppure nel tabellone principale. Adesso è nella seconda settimana.

Agli ottavi troverà Botic van de Zandschulp, uscito anche lui da una battaglia di cinque set contro Zizou Bergs. Gea avrà tempo per pensarci dopo aver risolto questioni più urgenti. La prima, sabato sera, era molto semplice: scoprire dove avrebbe dormito.

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Emmanuel Marian
Emmanuel Marian
Da molti anni lavora come redattore per testate giornalistiche e agenzie di stampa, occupandosi soprattutto di sport, arti e spettacolo. Nel suo percorso ha intrecciato cronaca e approfondimento, coltivando un particolare interesse per le forme e i linguaggi della cultura contemporanea.
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