Il romano supera Kecmanovic in rimonta dopo il passo falso di Montreal e racconta le difficoltà delle condizioni di gioco e la pressione legata alla corsa verso Torino
Dopo la battuta d’arresto al debutto di Montreal, Flavio Cobolli ritrova subito il successo al Cincinnati Open. Il numero 10 del mondo supera Miomir Kecmanovic al termine di una partita combattuta, riuscendo a ribaltare anche una situazione delicata nel set decisivo, quando il serbo era riuscito a portarsi avanti di un break.
Al termine dell’incontro, il romano ha parlato ai microfoni di Tennis Channel, soffermandosi innanzitutto sulle caratteristiche del campo e sulle condizioni particolari dell’Ohio.
“Fa caldo e il campo è velocissimo”
Kecmanovic si è confermato un avversario scomodo per Cobolli, soprattutto su una superficie così rapida. Il serbo ha messo in difficoltà l’azzurro con il suo tennis piatto, ma Cobolli è riuscito a trovare le contromisure necessarie per portare a casa la partita.
“Non è mai facile giocare contro di lui. È un tennista davvero forte e faccio fatica a gestire il suo gioco, perché colpisce molto piatto e qui il campo è velocissimo. È difficile controllare la palla. Bisogna trovare il modo di direzionarla dove vuoi tu. Credo di aver giocato un tennis straordinario nella prima ora. Dopo l’interruzione sono rientrato con qualche difficoltà mentale e non ero pronto a ricominciare. Lui ha giocato meglio di me fino al primo game del terzo set, ma oggi sentivo davvero di voler andare avanti qui”.
Anche il servizio ha rappresentato una difficoltà aggiuntiva, soprattutto per via del caldo e dell’elevato tasso di umidità. Nonostante qualche problema, Cobolli è riuscito a essere efficace nei momenti che contavano maggiormente, individuando nella risposta uno degli aspetti decisivi della sua prestazione.
“Come dicevo negli spogliatoi agli altri giocatori, è davvero difficile servire perché la mano suda continuamente. Fuori c’è molta umidità e non è facile controllare la racchetta. Però oggi, nei punti importanti, ho battuto molto bene. Penso però che l’aspetto che abbia funzionato meglio sia stata la risposta”.
La corsa verso Torino e una pressione tutta nuova
Il successo arriva in una fase particolarmente importante della stagione per Cobolli. I risultati ottenuti al Roland Garros e a Wimbledon hanno cambiato inevitabilmente le aspettative attorno al romano, ormai stabilmente tra i migliori giocatori del circuito e pienamente coinvolto nella corsa alle ATP Finals di Torino.
Lo stesso Cobolli ha ammesso quanto sia cambiata la percezione nei suoi confronti e, soprattutto, quanto sia diventato più difficile gestire le aspettative che accompagnano il suo nuovo status.
“Mi metto molta pressione addosso. Ora tutti hanno iniziato a parlare di me anche in Italia. Sento un po’ più di pressione rispetto a prima. Anche perché Jannik e Lorenzo erano infortunati e, per la prima volta, ero il numero uno italiano. Non è davvero facile, anche perché penso alle Finals ogni giorno (è quinto nella Race, ndr), ed è qualcosa che non ero abituato a fare. Sto cercando di non pensarci, di andare avanti, di lavorare e continuare a lottare”.
Una pressione che Cobolli, per sua stessa ammissione, non ha mai necessariamente vissuto come un peso. Giocare davanti a un pubblico numeroso e affrontare i palcoscenici più importanti continua a essere uno degli aspetti che maggiormente lo stimolano. La sfida, adesso, è imparare a gestire quella legata alle aspettative e agli obiettivi di fine stagione.
“Nella maggior parte dei casi amo la pressione, anche in campo, con il pubblico. Adoro giocare sui campi più importanti del mondo davanti a spalti pieni. Ma questa è una pressione diversa: devo trovare il tempo per imparare a gestirla”.




