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Venus Williams, il fascino del nome e la realtà del circuito

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Dopo l’ennesimo KO al primo turno, la presenza della campionessa americana nei tabelloni di singolare solleva perplessità difficili da ignorare

Ancora una volta, il nome di Venus Williams ha riempito le tribune. E ancora una volta, il verdetto del campo è stato spietato: eliminazione al primo turno del WTA 500 di Washington per 6/3 6/3 contro Anastasia Potapova. Per l’americana, 46 anni compiuti, si tratta della tredicesima sconfitta consecutiva in singolare.

I numeri del match contro la Potapova evidenziano la distanza che oggi separa Venus dal tennis competitivo. Se con la prima di servizio ha mantenuto un’ottima percentuale di punti vinti (78,4%), sulla seconda è crollata al 24,1%, raccogliendo appena il 20% dei punti in risposta e senza mai procurarsi una singola palla break nell’intero incontro.

Per ritrovare l’ultima vittoria in singolare di Venus bisogna tornare indietro di un anno quando, proprio al Washington Open 2025, superò la connazionale Peyton Stearns con il punteggio di 6/3 6/4. Quel successo le permise, a 45 anni, di diventare la seconda giocatrice più anziana dell’era Open a vincere un match nel circuito WTA, alle spalle della sola Martina Navratilova. Quella che sembrava poter essere l’inizio di una nuova parentesi vincente si è invece rivelata l’ultimo acuto della sua splendida carriera in singolare: da allora, infatti, Venus non è più riuscita a conquistare una vittoria.

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Nessuno mette in discussione il suo diritto di prolungare la carriera finché avrà la passione e le condizioni per farlo. Per gli organizzatori dei tornei, inserire il suo nome in tabellone significa garantire presenza di pubblico, attenzione mediatica e biglietti venduti. C’è però un ma… da un punto di vista strettamente sportivo, la concessione di Wild Card per i tabelloni di singolare a Venus inizia a sollevare qualche perplessità.

La vicenda ha innescato il dibattito sulla possibilità di introdurre una regola che limiti il numero di inviti concessi ad un singolo giocatore nell’arco di una stagione. Una regola così rigida, rischierebbe però di generare effetti collaterali indesiderati. Pensiamo, ad esempio, a Stan Wawrinka: nel suo ultimo anno da giocatore professionista nel circuito, lo svizzero si trova privo della classifica necessaria per entrare direttamente nei tornei principali. Gli inviti ricevuti, Slam inclusi, si sono però spesso trasformati in vittorie nei primi turni e in battaglie lottate fino all’ultimo punto.

La presenza di Venus continua ad avere pieno senso nel doppio e per l’enorme richiamo mediatico che ancora oggi esercita sui tifosi di tutto il mondo. Diverso è il discorso quando si parla del singolare. Venus Williams non ha assolutamente nulla da dimostrare ed è proprio per l’immenso valore della sua carriera che diventa inevitabile chiedersi quanto le giovi continuare a esporsi in un contesto agonistico che sembra ormai essere solo un meraviglioso ricordo del passato.

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Vanna Rizzo
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo, giornalista e Direttrice di TennisTalker Magazine. Laureata in Architettura nella splendida cornice di Venezia, per anni ho diviso la mia vita tra l'interior design, l'organizzazione di eventi e la terra rossa. Il tennis è da sempre un "vizio" di famiglia: gioco e respiro l'aria dei circoli fin da quando ero bambina, e appena posso preparo la valigia per scappare a vedere un torneo, unendo lavoro e diletto. Oggi ho messo da parte le planimetrie per impugnare solo la penna (e qualche volta anche la racchetta). In fondo, guidare un magazine sul tennis è un po' come progettare una casa: serve una base solida, tantissima passione e, soprattutto, la grinta giusta per scendere a rete e chiudere il punto!
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