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Perché Alcaraz gioca tante esibizioni

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Non è una questione di soldi: lo spagnolo spiega il vero motivo

Le esibizioni di fine stagione continuano a far discutere, soprattutto quando coinvolgono un protagonista come Carlos Alcaraz. A dicembre il campione spagnolo disputerà due match, contro Joao Fonseca e Frances Tiafoe, e proprio per questo ha scelto di chiarire la ragione della sua presenza in questi eventi extra-tour.

Secondo Alcaraz, la differenza tra un torneo ufficiale e un’esibizione è netta anche sul piano mentale: “Per me la maggiore differenza è che in un torneo bisogna mantenere la concentrazione, ed è impegnativo sia fisicamente che mentalmente. Un’esibizione è solo un giorno. Devi restare concentrato, scaldarti e allenarti poco, solo per una partita.”

Il numero 1 del mondo ha spiegato che un’esibizione può essere vissuta in più modi, dal puro show alla preparazione tecnica: “Si può interpretare un’esibizione in modi differenti. Puoi farlo solo per divertimento, giocare un buon tennis, bei colpi e divertirti. Oppure puoi prenderla molto sul serio e usare tattiche e schemi per replicarli nei tornei.”

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Il suo approccio personale sta nel trovare l’equilibrio tra questi elementi: “Cercherò di prendere queste partite sul serio, ma allo stesso tempo divertirmi il più possibile.”

Alcaraz considera dunque le esibizioni una forma di allenamento competitivo più leggera rispetto ai tornei ATP: un solo match, minore carico mentale e la possibilità di testare soluzioni tattiche in vista della nuova stagione.

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Vanna Rizzo
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo, giornalista e Direttrice di TennisTalker Magazine. Laureata in Architettura nella splendida cornice di Venezia, per anni ho diviso la mia vita tra l'interior design, l'organizzazione di eventi e la terra rossa. Il tennis è da sempre un "vizio" di famiglia: gioco e respiro l'aria dei circoli fin da quando ero bambina, e appena posso preparo la valigia per scappare a vedere un torneo, unendo lavoro e diletto. Oggi ho messo da parte le planimetrie per impugnare solo la penna (e qualche volta anche la racchetta). In fondo, guidare un magazine sul tennis è un po' come progettare una casa: serve una base solida, tantissima passione e, soprattutto, la grinta giusta per scendere a rete e chiudere il punto!
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