TennisTalker MagazineCuriositàEh no, così non si fa! Ma c'è il lieto fine
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Eh no, così non si fa! Ma c’è il lieto fine

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Dopo la vittoria di Majchrzak su Khachanov, un gesto di maleducazione sugli spalti ruba la scena: un adulto strappa il cappellino destinato ad un bambino. Ma, come ha poi postato il polacco: “All good now!“

Il match di secondo turno dello US Open 2025 tra Kamil Majchrzak e Karen Khachanov non è passato inosservato solo per il risultato sportivo. Dopo la vittoria in cinque set sul numero 9 del seeding, il polacco si è avvicinato agli spalti per firmare autografi e regalare il proprio cappellino da gioco ad un giovane tifoso.

La scena ha però preso una piega spiacevole: un uomo adulto, accanto al bambino, ha strappato il cappello dalle mani di Majchrzak, lasciando il piccolo a bocca asciutta. Il gesto, ripreso dalle telecamere, ha immediatamente fatto il giro dei social, suscitando migliaia di critiche.

Ma il web ci rende tutti facilmente riconoscibili e gli utenti lo hanno rapidamente identificato come il proprietario e amministratore delegato di una compagnia privata di pavimentazioni in Polonia. E come era prevedibile… i suoi account social sono stati subito presi d’assalto al punto che si è reso necessario disabilitare le sezioni dei commenti dopo la valanga di insulti.

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Ma c’è il lieto fine

Determinato a rimediare, Majchrzak si è rivolto ad Instagram per rintracciare il bambino.

Nel giro di poche ore, la comunità del tennis si è mobilitata ed il numero 76 del mondo ha poi confermato di essere riuscito ad identificare il piccolo fan e a fare in modo che un nuovo cappellino finisse nelle sue mani. Condividendo una foto dell’incidente iniziale sulla sua storia, ha scritto: “Sono impressionato dal potere di internet. Fatto! Ora è tutto a posto.”

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Vanna Rizzo
Vanna Rizzo
Vanna Rizzo, giornalista e Direttrice di TennisTalker Magazine. Laureata in Architettura nella splendida cornice di Venezia, per anni ho diviso la mia vita tra l'interior design, l'organizzazione di eventi e la terra rossa. Il tennis è da sempre un "vizio" di famiglia: gioco e respiro l'aria dei circoli fin da quando ero bambina, e appena posso preparo la valigia per scappare a vedere un torneo, unendo lavoro e diletto. Oggi ho messo da parte le planimetrie per impugnare solo la penna (e qualche volta anche la racchetta). In fondo, guidare un magazine sul tennis è un po' come progettare una casa: serve una base solida, tantissima passione e, soprattutto, la grinta giusta per scendere a rete e chiudere il punto!
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